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La Sicilia leghista fa tremare Salvini

Il terremoto che scuote la Lega arriva da Sud. Da quella Sicilia in cui lentamente il partito del Carroccio è riuscito a fare breccia. La gestione salviniana ha sempre puntato a far crescere il movimento di Bossi oltre il localismo della retorica del grande nord, ma i dettagli dell’inchiesta emersa oggi fanno sorgere più di un dubbio su come la nuova Lega si sia fatta spazio oltre il Po.

“Dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità” nel corso delle ultime Regionali siciliane, questa l’accusa della Procura di Termini Imerese cha ha portato all’arresto dell’ex deputato regionale siciliano Salvino Caputo, dirigente di “Noi con Salvini”.  Ai domiciliari anche il fratello, Mario Caputo, candidato non eletto durante le ultime elezioni dell’Ars nelle liste leghiste. Raggiunto dal provvedimento della Procura anche Benito Vercio, ritenuto un procacciatore di voti. Oltre a questi, altri venti indagati sono finiti nell’inchiesta, tra cui spiccano il neo-eletto alla Camera dei Deputati, il coordinatore del movimento in Sicilia occidentale Alessandro Pagano, e Angelo Attaguile, segretario di ‘Noi con Salvini’ in Sicilia.

Gli arresti avvengono in un momento delicato per la Lega. Proprio oggi sono iniziate le consultazioni al Quirinale e mentre nelle prossime ore si dovranno definire gli assetti per il futuro governo, il partito che ambisce a diventarne uno dei principali azionisti è travolto da un’inchiesta che getta un’ombra sulla Lega e sul suo stesso leader, nonché candidato premier. Se questo è il risultato della sua guida, infatti, ci si chiede quale sia stata finora l’attenzione riservata dai vertici leghisti nella selezione della classe dirigente sul territorio.

Il leader del Carroccio ha convocato in fretta e furia Pagano per conoscere i dettagli dell’affare, ma forse è troppo tardi per porvi rimedio. Il deputato sotto inchiesta dice di non aver nulla a che fare con questa storia, eppure nella  misura emessa dal gip di Termini Imerese pare chiaro che l’idea di candidare Mario Caputo, fratello del più famoso ma incandidabile Salvino Caputo, fosse arrivata proprio da lui. Pagano avrebbe infatti suggerito “l’idea di candidare un familiare di Caputo sfruttando il cognome, così da potere trarre in inganno gli elettori – scrive il gip -sulla persona fisica effettivamente candidata e da loro votata”. Un inganno vero e proprio che potrebbe svelare una rete ben più estesa di quella emersa fino ad ora.

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