Sinistra e popolo

Opinioni

La sinistra è di fronte a questa sfida: riconquistare , in Occidente, il rapporto con il popolo

Il Presidente degli Stati Uniti intervistato da Fox Business spiega la sua decisione di «lanciare 59 missili sull’Iraq». L’intervistatrice lo corregge: «Forse voleva dire sulla Siria, li ha lanciati sulla Siria». «Ah già, sulla Siria». Sembra una sequenza de Il dottor Stranamore o di Una pallottola spuntata e invece è la realtà di questi giorni caotici e pericolosi.

Mentre scrivo non so se il dittatore coreano, uno dei veri pericoli del mondo, deciderà di tenere fede all’annuncio di effettuare l’enne simo esperimento nucleare. E non so se Trump, in questo caso, reagirà con u n’azione militare, sperando non confonda le due Coree. Ha gettato sull’Afghanistan la bomba più devastante di cui dispone, prima di quelle nucleari. Mi sembra, l’ho già scritto, che sia un buon modo per far dimenticare come non sia stata realizzata nessuna delle promesse fatte all’America profonda per ottenere voti. Trump era isolazionista e ora è interventista. Era contro Wall Street e ora è circondato, nei posti di potere più importanti, da uomini della grande finanza. Sembra muoversi spinto più da pulsioni dell’istante che da un disegno strategico.

Guido Olimpio, uno dei più attenti analisti delle logiche militari e di potenza, ha concluso il suo articolo sul Corriere di ieri con questa frase: ” L’auspicio di tutti è che la diplomazia riesca a fermare la Bomba”. Frase già inquietante ma resa a miei occhi più drammatica dalla B maiuscola. La Bomba di cui parla Olimpio e parlano tanti altri analisti, è quella atomica. Quella con cui si chiuse la seconda guerra mondiale , quella con cui speriamo non si apra la terza, la guerra di cui parla , con accenti sempre più angosciati, Papa Francesco. La diplomazia richiede saggezza e visione, analisi e esperienza, tenuta nervosa e saggezza. Sono le doti di cui dispongono le leadership mondiali in questo momento storico?

La storia non è un momento, è un ciclo. E probabilmente noi stiamo vivendo gli spasmi prodotti dalla fine di un equilibrio, fondato sul terrore, che è finalmente crollato nel 1989. Ma la storia non è finita con la caduta del muro. Ne è cominciata una diversa, il cui segno è il caos. Populismi e integralismi sono il dato prevalente di questa nuova stagione. Oggi si vota per il referendum in Turchia e la settimana prossima in Francia. Se Erdogan vincerà, il suo potere normalizzatore aumenterà a dismisura. In Francia non si esclude più un confronto , al ballottaggio, tra Le Pen e Melenchon, tutti e due collocati, seppur dagli opposti, su posizioni antieuropee. Ciò che è già certo è che i candidati dei due schieramenti che hanno fatto la storia della Francia contemporanea saranno fuori dalla sfida finale.  Appare anche assai probabile che se pure Macron, nè destra nè sinistra, arrivasse al ballottaggio e poi vincesse, probabilmente non avrebbe maggioranza in parlamento.

E l’Italia? Marcia bellamente verso l’ ingovernabilità totale. Senza un premio di maggioranza nessun governo sarebbe possibile e si precipiterebbe verso ennesime elezioni. Faccio presente ancora una volta che mentre i cinque stelle , guidati da chi pensa che Pinochet sia stato un dittatore venezuelano, annunciano la loro certa vittoria e a sinistra si teme solo che questo sia vero, ciò che emerge, lo ha confermato il sondaggio di Pagnoncelli, è che sarebbe la destra a prevalere.

Quel sondaggio dimostra pure , ancora una volta , che scelta sbagliata e minoritaria sia stata, per la sinistra e il Pd, l’ennesima scissione. Intelligenza vuole inoltre che il fenomeno cinque stelle sia capito e sfidato apertamente sulle idee e i contenuti, con la coscienza che in quel consenso c’è anche una parte del sogno di rinnovamento che animò l’Ulivo e la nascita del Pd. Il mondo che cambia avrebbe bisogno di una grande sinistra riformista. Avrebbe bisogno di quel di più di senso dello stato e di impulso di innovazione e di giustizia sociale che sta scritto nel DNA storico della sinistra migliore, quella che ama la libertà, ogni libertà, e che vuole realizzare una società aperta e inclusiva, capace di fornire opportunità e non dis criminazioni.

Luca Ricolfi ha dedicato al delicato rapporto tra sinistra e popolo , un bel saggio che invito a leggere. Come segnalo un libro di storia pubblicato da Laterza. È scritto da Johan Chapoutot e si intitola : ” L’affaire Potempa . Come Hitler assassinò Weimar” . È utile per capire come vinse il nazismo. Che vinse tra i tedeschi , dei quali conquistò il consenso. E su quel consenso furono costruiti i forni crematori di Birkenau. Scrive Chapoutot : ” Le vittime della crisi costituiscono per il Partito Nazista, che si rivolge a loro in modo esplicito, delle reclute scelte. La crisi economica, tra le altre cose, ha fatto cadere nelle braccia del partito nazionalsocialista legioni di persone socialmente declassate che hanno trovato nelle SA un orgoglio, una missione, un capo, dei compagni, nonchè un discorso “rosso-Bruno” correntemente egualitario e perfino chiaramente rivoluzionario….

L’ adesione alle Sa permette dunque di di riconquistare, di fronte alla crisi e ai guai del momento, gli elementi di una identità messa a dura prova dal dramma sociale della disoccupazione.”. Identità e sicurezza. In certe fasi a queste domande, rese drammatiche dalla crisi, la destra ha fornito risposte estreme che hanno generato il buio della storia. Ma la sinistra è di fronte a questa sfida: riconquistare , in Occidente, il rapporto con il popolo. Fornendo risposte a quelle domande, non eludendole. Non assumendo, camaleonticamente, le posizioni della destra. Combattendo a viso aperto una bella battaglia culturale e civile. La società aperta e inclusiva fornisce identità e sicurezza. Il resto è rischio. Anzi è Rischio. Con la lettera maiuscola.

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