Solo con Matteo Renzi si può andare avanti sui diritti

Opinioni

Il congresso del Partito Democratico deve essere un’occasione vera per rilanciare non solo proposte ed idee ma anche spazi di confronto e di discussione

L’approccio ideologico con il quale sono stati trattati i temi delle libertà e dei diritti civili ha impedito per trent’anni l’avvio di una stagione di riforme: grazie alla volontà del governo di Matteo Renzi quel muro è stato finalmente abbattuto, consentendo l’approvazione della legge sulle Unioni civili.

A partire da questa considerazione, ogni appello al confronto ed alla necessità di una sintesi condivisa da tutti, all’interno e all’esterno del Pd, è sempre ben accetto poiché tende a creare finestre di dialogo su questioni fondamentali della vita quotidiana di ogni persona.

Tutto questo anche a dispetto di chi li considera una bandiera da usare a piacimento: i diritti sono un patrimonio di tutti a prescindere dai partiti o dalle opinioni politiche di ciascuno.

La crescita dell’Italia è, infatti, al contempo civile ed economica proprio perché le società inclusive sono anche quelle che creano le maggiori opportunità di lavoro e di progresso. Il Partito Democratico, che è partito “pensante”, ha nel proprio dna il confronto tra culture differenti e dalla cui sintesi devono risultare innovazioni sociali pragmaticamente rispondenti ai bisogni di tutti i cittadini.

Con il chiaro orizzonte di un’Europa che non dimentica le proprie radici culturali che, invece, forniscono una risposta di senso di appartenenza ad una vera grande comunità: dallo “ius soli” alla riforma della filiazione e delle adozioni, concepita nell’esclusivo interesse superiore del figlio o del minore – soggetto e mai oggetto di diritti – , da una equilibrata legge sul fine vita alla gestazione per altri sino alla lotta contro ogni forma di odio e di violenza motivati dal genere, dalla razza, dalla fede, dalla lingua, dall’orientamento sessuale o da qualsiasi altra condizione personale.

Abbiamo ragionato – come “Diritti in cammino” – nei termini di un riformismo che unisse queste necessità, proponendo il superamento di strumenti amministrativi consumati dal tempo e dalle polemiche – come il caso dell’Unar – per rilanciare, attraverso un’Agenzia indipendente per le libertà ed i diritti, politiche attive di contrasto ad ogni forma di discriminazione e di garanzia di pari opportunità per ciascuno, con un approccio europeo e pragmatico.

Il congresso del Partito Democratico deve, perciò, essere un’occasione vera per rilanciare non solo proposte ed idee ma anche spazi di confronto e di discussione. L’obiettivo di questa agorà è di dare forza all’articolo 3 della Costituzione, allargando le libertà e fortificando la dignità delle singole persone, portando non solo l’Italia nell’Europa dei diritti ma rilanciando, al contempo, il fondamento ideale dell’Unione.

Quei valori di libertà, eguaglianza e solidarietà scritti nella Storia del vecchio continente che, oggi più che mai, ha bisogno di costruire il proprio futuro.

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