Ecco l’arma in più del Pd

Opinioni

Il (poco) senso dei sondaggi e dei discorsi sul dopo fatti prima: il Pd sa cosa vuole per gli italiani ed ha un disegno per arrivarci

Vanno moltissimo, in questi giorni e come spesso accade in campagna elettorale, le analisi sul dopo fatte prima.

Si prende quel poco (se non pochissimo, visto l’alto numero di elettori indecisi) che gli ultimi sondaggi pubblicabili hanno potuto prevedere, lo si piega a questa o a quell’idea o desiderata, a questo o a quel disegno politico, e si ragiona come se il grosso degli italiani avesse già votato. Sperando in qualche modo di influenzarli. È un giochino, per quanto surreale, abbastanza diffuso fra media e addetti ai lavori, e che finisce per indirizzare inevitabilmente parte del discorso pubblico.

Se si analizzano però i grandi appuntamenti elettorali, non solo italiani, degli ultimi anni, ci si rende conto rapidamente che fra i discorsi sul dopo fatti prima, e quelli fatti a urne chiuse, c’è una differenza abissale. È stato così per le politiche del 2013, per le europee del 2014, ed è stato così in giro per il mondo, dal referendum sulla Brexit all’elezione di Donald Trump, passando per le presidenziali francesi, solo per rimanere agli eventi più noti. Cosa sia successo, come sia stato possibile che non si sia visto arrivare questo o quel fenomeno: è il grande tema che più ha appassionato il mondo politico e su cui ci siamo confrontati più o meno tutti.

Ma oltre all’oggettiva crescente difficoltà di prevedere il comportamento elettorale di milioni di cittadini in un’epoca di grande trasformazione e incertezza come quella che viviamo (variabile totalmente e inspiegabilmente assente dalle analisi di questi giorni) c’è un altro tema, che riguarda più da vicino la comunità democratica: quello della differenza che può fare la politica proprio nelle ore in cui le persone iniziano a interessarsi al voto. Iniziano i giorni delle scelte per milioni di italiani, magari disillusi, magari semplicemente distanti dall’agone politico nel loro quotidiano, sicuramente indecisi.

Sono i giorni in cui la politica migliore può fare la differenza. Sono i giorni in cui le urla contano un po’ meno, in cui sono la forza delle idee e la semplicità delle parole che possono davvero aiutare chi sta legittimamente cercando di maturare una decisione a mettere a fuoco un disegno politico, quello del Pd e del centrosinistra, che ha rimesso al centro dell’azione di governo le ambizioni e i bisogni degli italiani. Sta a noi raccontare, magari davanti a un caffè, cosa si cela di umano, quotidiano e tangibile dietro agli ottimi dati macro economici.

Sta a noi, con la tranquillità di chi sa di avere la storia dalla propria parte, raccontare che no, non tutti i partiti sono uguali, che il voto di ciascuno conta, che il Pd non promette né paesi dei balocchi, né salti nel vuoto, né pericolosi ritorni al passato, proprio perché sa, come gli italiani ragionevoli, che la realtà è molto più complessa di come la fanno gli imbonitori della destra e dei cinque stelle.

La comunità democratica ha un vantaggio in questi ultimi dieci giorni di campagna elettorale: sa cosa vuole per gli italiani, ha un disegno per arrivarci, ha cominciato un percorso che inizia a dare i suoi frutti ma che necessita di una seconda fase. Raccontiamolo in giro, perdiamoci del tempo. Hai visto mai che, questa volta, sia proprio l’orgoglio democratico e riformista la variabile che gli addetti ai lavori non hanno visto arrivare.

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