Cancellare indistintamente le tasse universitarie è una proposta di destra

Opinioni

Il Pd nella legge di Bilancio 2017 ha abolito le tasse universitarie solo per gli studenti la cui famiglia abbia un ISEE inferiore ai 13 mila euro e agevolato chi ha un ISEE inferiore ai 30 mila

Poco fa il Presidente Grasso (leader di Liberi Eguali) ha annunciato la prima proposta della campagna elettorale della sua formazione politica: l’abolizione totale delle tasse universitarie. In questo modo il costo dell’istruzione universitaria sarebbe finanziato dalla fiscalità generale (cioè per quanto riguarda le famiglie, coloro che pagano l’Irpef).
Quella che sembra una proposta di sinistra, è in realtà una proposta di destra. Perché?
Poichè una buona parte di coloro che pagano l’Irpef hanno un reddito basso e non ricevono servizi universitari, scegliere di far finanziare gli Atenei interamente dalla fiscalità generale si traduce in un trasferimento di circa 2,5 miliardi dai “più poveri” ai “più ricchi”. Non propriamente una misura di sinistra, tantomeno “dura e pura”.
Qual è l’alternativa? Ad esempio quello che hanno fatto i governi del Pd con la Legge di Bilancio 2017: abolizione totale delle tasse universitarie solo per gli studenti la cui famiglia abbia un ISEE inferiore ai 13 mila euro, e forti agevolazioni per chi ha un ISEE fino a 30 mila euro (per costoro, le tasse non possono superare il 7% della loro quota di ISEE oltre i 13 mila euro. Ad esempio, se la mia famiglia ha un ISEE di 20 mila euro, pago al massimo 490 euro di tasse all’anno).
Grazie a questa misura – nel frattempo recepita dai regolamenti di ateneo – a partire da quest’anno accademico decine di migliaia di studenti appartenenti alle fasce di reddito più basse non pagano più neanche un euro di tassa universitaria; e tanti altri, pagano in misura fortemente ridotta.
E’ invece giusto far pagare il servizio a chi se lo può permettere. Altrimenti, si fa una politica che favorisce i più ricchi, non il contrario

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