Tempi duri per Il Fango Quotidiano. Perché il decreto-intercettazioni è giusto

Opinioni

Il perseguimento dei reati non può avvenire a scapito dei diritti di tutti

Non è ancora legge ma il fronte anti-bavaglio è già sul piede di guerra. Ad allarmare i segugi della notizia, che spacciano lo sputtanamento per libertà di stampa, sono le sette pagine del decreto legislativo, “recante disposizioni in materia di intercettazione di conversazioni o comunicazioni”, firmato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e trasmesso ai più importanti procuratori italiani. È una bozza, precisa via Arenula, sulla quale si avvierà un ampio confronto prima del
vaglio consultivo delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, e poi il via libero definitivo del Consiglio dei ministri.

Se il testo diventerà legge, saranno guai seri per il ‘giornalismo di trascrizione’ (copyright Garante della privacy), basato sulla pedissequa riproduzione di verbali e atti d’indagine. Il decreto infatti prevede che nelle richieste dei pm, così come nelle ordinanze di gip e tribunali del riesame, sia fatto ‘divieto di riproduzione integrale delle comunicazioni e conversazioni intercettate’ essendo ‘consentito soltanto il richiamo al loro contenuto’.

I magistrati dunque non potranno più riportare virgolettati e citazioni integrali delle persone indagate ma dovranno limitarsi a un riferimento al contenuto ritenuto penalmente rilevante. Inoltre sarà vietata anche la sola trascrizione degli ascolti che riguardano i famosi soggetti ‘terzi’, casualmente coinvolti nelle captazioni telefoniche.

Vi ricordate? È accaduto a politici di primo piano ed alti vertici delle forze armate che non erano sotto indagine, eppure erano a tutti gli effetti spiati, giorno e notte, attraverso il controllo delle utenze telefoniche intestate a persone vicine. Forse l’Italia non avrebbe perso posizioni nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa se i giornaloni nostrani ci avessero risparmiato gli eccitanti dialoghi delle cosiddette ‘Olgettine’ sui dettagli anatomici o sulle preferenze sessuali dell’allora premier Silvio Berlusconi.

Così come non sarebbe cambiata la storia patria se il Fatto quotidiano non avesse riportato la famosa intercettazione illegittima, captata nell’ambito dell’inchiesta Cpl Concordia, tra l’allora segretario Pd Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi con giudizi riservati sulle capacità di Enrico Letta. Per non parlare dei colloqui intimi tra un figlio e un padre, estrapolati da atti investigativi secretati e poi spiattellati in un libro, è successo nel caso Consip.

Se il decreto entrerà in vigore, ciò sarà espressamente vietato. Nel caso di terzi incidentalmente coinvolti, le conversazioni non saranno riportate nei brogliacci della polizia che si limiterà a indicare data e ora del colloquio. Ugualmente le conversazioni tra avvocato e assistito non potranno più finire nelle carte dei giudici (e poi a uso e consumo della stampa): non potranno essere trascritti ma andranno raccolti in un archivio riservato sotto la responsabilità del pm. Viene inoltre definita la disciplina per l’impiego dei cosiddetti ‘trojan horse’, captatori informatici che, installati di nascosto su pc, smartphone o tablet, trasformano i dispositivi elettronici in una sorta di ‘cimice’ mobile. Uno strumento d’indagine altamente invasivo, che comporta un ‘controllo totale’ sul soggetto e che, secondo il decreto, sarà utilizzabile soltanto per i reati di mafia e terrorismo. Sarebbe preferibile che l’impiego dei trojan fosse sempre autorizzato da un giudice, invece il testo prevede che il pm possa per ‘ragioni di urgenza’ motivare l’impossibilità di attendere tale provvedimento.

È positiva invece la previsione secondo la quale le prove raccolte mediante trojan non potranno ‘essere utilizzate per la prova di reati, anche connessi, diversi da quelli per cui è stato emesso il decreto di autorizzazione, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza’. Si conciliano così l’esigenza investigativa e la necessità di impedire ciò che è già accaduto in diversi casi assai noti. Indago il signor X per mafia al solo scopo di poterlo controllare mediante trojan e poi imputarlo per fattispecie più lievi.

Le prove raccolte per un’incolpazione mafiosa o terroristica non potranno essere impiegate in procedimenti paralleli per reati diversi da quelli che hanno giustificato un controllo così pervasivo del soggetto indagato.

Per il Fango quotidiano si prevedono tempi duri, esiste un ‘filone’ giornalistico che senza voyeurismo giudiziario muore. Perciò il giornale di Marco Travaglio si è già schierato contro la bozza di decreto denunciando fantomatiche ripercussioni sull’inchiesta Consip, una vera ossessione per i
fangoquotidianisti.

Nei confronti di Alfredo Romeo, tornato in libertà per decisione del Riesame, la procura di Napoli, con il Noe inizialmente incaricato di condurre le indagini, ha agito con evidente disinvoltura. Romeo è stato sottoposto a intercettazione mediante trojan per via delle accuse relative a certi appalti dell’ospedale Cardarelli in odore di mafia.

Questa inchiesta naviga in acque incerte, è sospesa in un limbo senza alcuna richiesta di rinvio a giudizio da oltre due anni. Tuttavia si è rivelata ‘utile’, diciamo così, poiché da quella sorveglianza onnipervasiva, dai colloqui telefonici e ambientali di Romeo quotidianamente sotto osservazione si è innalzato il castello di accuse targato Consip.

Il perseguimento dei reati e la repressione dell’illegalità non possono avvenire a scapito delle nostre libertà fondamentali. Né si può legittimare una espansione abnorme del potere requirente che è tanto più forte quanto più è autorevole. E la sua autorevolezza non può prescindere dal sacro rispetto della legge. Il decreto in questione consente di responsabilizzare pm e polizia giudiziaria affinché certi abusi, anche non voluti, non possano ripetersi. Se diventerà legge, ne guadagneremo tutti. Lo stato di diritto, in primis.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli