Tutte le domande a cui non possiamo sottrarci

Pd

“Domande scomode” certo, ma a cui non una sinistra riformista con ambizioni di governo deve dare una risposta

Il 14 ottobre del 2007 nasceva il Partito Democratico. Dieci anni nei quali cambiamenti demografici, economici, sociali, culturali, di costume hanno ridisegnato la società, l’identità di ceti e classi, le gerarchie di valore, i modi di produrre e di consumare, i linguaggi e la comunicazione, le forme dell’organizzazione sociale, le relazioni tra i sessi e i rapporti interpersonali. Cambiamenti che hanno messo a dura prova tutte le culture politiche, ma soprattutto la cultura universalista, cosmopolita, democratica, redistributiva della sinistra e del progressismo. Per un secolo, il Novecento, la sinistra ha esercitato egemonia culturale e politica e affermato i suoi valori grazie a quattro parole – sviluppo, lavoro, protezione sociale, democrazia – che tutte oggi appaiono lesionate e in affanno nell’assicurare quelle certezze di occupazione, di reddito, di futuro dei figli garantite in passato. E in chi ha visto la propria vita investita da insicurezze e precarietà si sono affermati sentimenti di solitudine e di esclusione, sempre più spesso di rabbia. Una nuova frattura tra inclusi ed esclusi attraversa oggi le società dei paesi industriali e su questo terreno è maturato il consenso raccolto da movimenti antagonisti e populisti. Ed è la sinistra a subirne le conseguenze più dure con forti riduzioni di consenso, spesso proprio nei territori e nelle articolazioni sociali dove più forte era il suo radicamento storico.

Di fronte a tutto ciò che cosa deve fare una sinistra che non si rassegni a una condizione di minorità? Con quali scelte far vivere valori di democrazia, uguaglianza, libertà nel tempo della globalizzazione, dei mercati aperti, del web? Quale rapporto tra lavoro umano e tecnologie? Come si ripensa uno sviluppo capace di non compromettere il futuro del pianeta, le sue risorse naturali, la sua vivibilità? Come si affermano i diritti in una società flessibile? Come rimettere in funzione gli “ascensori sociali” e offrire così a ognuno opportunità fondate sul merito? Come si offrono ai giovani opportunità di investimento sulle proprie capacità e aspirazioni? Come si costruisce una società multiculturale che non chieda rinunce all’identità e renda ciascuno libero da paure ? E come si gestiscono le nuove ambivalenze del nostro tempo: sovranità/sovranazionalità, Occidente/Oriente, individualità/comunità, diritti/doveri, lavoro/tecnologie, integrazione/identità, integralismo/laicità? E cosa devono essere e come devono strutturarsi oggi i partiti per riconquistare credibilità e consenso? “Domande scomode” certo, ma a cui non si può sottrarre una sinistra riformista con ambizioni di governo. Il decennale del PD – un partito “nuovo” nato per mettere in campo “un pensiero nuovo per un secolo nuovo”– offre l’occasione per una tale riflessione, tanto più necessaria in un momento in cui l’Italia e l’Europa sono chiamate a una profonda ridefinizione della loro identità e delle loro politiche.

(Da “PD Davvero” di Piero Fassino, da oggi in libreria)

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