Un 7 maggio particolare, fra Macron e Renzi

Opinioni

Dopo le primarie, l’Assemblea del Pd dovrà aprire una nuova fase

Spiazzando molte previsioni, quasi due milioni di elettori ed elettrici hanno deciso di partecipare domenica scorsa alle primarie del PD. Mettiamola così: anche noi dirigenti del Partito Democratico eravamo preoccupati perché non sembrava esserci l’entusiasmo e la mobilitazione di altri momenti.

E in effetti c’è stato un calo dei votanti che può avere tante giustificazioni, alcune perfino banali come la giornata festiva di un ponte primaverile e una campagna breve punteggiata di festività importanti come la Pasqua e il 25 Aprile.

Ma non possiamo né vogliamo sottovalutare una diminuzione dei partecipanti alle primarie. Non per dare soddisfazione ai critici, a chi vede sempre un motivo di polemica, a chi vuole solo distruggere il PD per pure ragioni di bottega. No, lo dobbiamo fare per il bene del PD, perché il fatto di essere orgogliosamente l’unica forza politica in Italia (e non solo) in grado di mobilitare un così elevato numero di persone per scegliere il proprio leader deve spingerci a coltivare, direi a nutrire con amore, il carattere partecipativo ed aperto del nostro partito.

Quasi due milioni di elettori ed elettrici disposti a partecipare sono comunque una straordinaria risorsa per la democrazia italiana e per la sinistra riformista. Migliorare la nostra presenza organizzata nel territorio, scommettere sul protagonismo dei volontari, diventare maggiormente attrattivi soprattutto tra i giovani mi sembrano obiettivi raggiungibili e prioritari, del tutto coerenti tra l’altro con la mozione di Matteo Renzi che oggi è, con una grande legittimazione, nuovamente il Segretario nazionale del Partito Democratico.

Ci vediamo a Roma domenica prossima per la conclusione anche formale di questo congresso. Sarà il momento della ripartenza.

Sarà il momento in cui con la formazione dei primi organismi dovremo essere in grado di attuare con i fatti lo slogan “Avanti, insieme” con il quale Renzi, Martina e tutti i loro sostenitori hanno convinto tanti e tante a restituire a Matteo la leadership.

A lui spetta la responsabilità di guidare il PD – e io penso anche l’area progressista più ampia – per arrivare preparati alle prossime elezioni, per offrire agli elettori italiani una proposta riformista nuova e credibile. Il 7 maggio, mentre noi saremo a Roma alla nostra prima Assemblea Nazionale, i cittadini e le cittadine francesi si recheranno ai seggi per scegliere tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

E’ assurdo, ma non stupisce poi più di tanto, che una parte dell’elettorato radicale di sinistra stia pensando di astenersi… Eppure dall’esito di quel passaggio dipende in gran parte il futuro dell’Europa e del campo democratico e progressista in Europa. Poi sarà la volta della Germania. E ad un certo punto – che sia a scadenza naturale o meno – toccherà all’Italia.

Siamo sulla stessa barca degli altri progressisti europei, tutti dobbiamo fronteggiare avversari insidiosi che usano le paure delle persone più deboli per promettere impossibili magie “contro” (la finanza, la globalizzazione, l’immigrazione, perfino la scienza…) ma nessuna vera risposta ai problemi.

Se l’onda sovranista e populista sarà fermata ci sono buone chance per l’Europa, che può cambiare solo se diventeranno maggioranza le forze responsabili e riformatrici, attente al lavoro, alla sostenibilità dello sviluppo, all’innovazione, all’equità. Questo è il nostro orizzonte, questa è la sfida che attende Renzi e tutto il PD.

Un PD unito, pronto ad andare “Avanti, insieme”!


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