La politica oltre lo sdegno

Opinioni

All’indignazione e alla rassegnazione proponiamo una terza via: quella della politica

La recente notizia dell’arresto di docenti universitari sta provocando nell’opinione pubblica due reazioni contrapposte: l’indignazione per tutta l’accademia e i suoi “baroni” e la rassegnazione cinica del “si è sempre fatto così”.

Proponiamo una terza via: quella della politica che vuole dare una risposta all’indignazione e alla rassegnazione, ma ancora prima che decide di agire affinché questo paese possa essere migliore.

Le accuse avanzate sono gravissime: se fossero accertate (sottolineando il se, perché anche per questa vicenda i processi si svolgano nei tribunali e non sui giornali) richiederebbero un intervento forte e senza alcuna ambiguità di giudizio.
Tuttavia non si può fare di questa vicenda la lente attraverso cui guardare l’intera comunità accademica, abitata da migliaia di docenti, che operano con professionalità e passione. Per la loro dignità e professionalità, per prime, va pretesa verità. Vogliamo evitare narrazioni falsificanti, che in passato hanno discreditato e isolato il mondo universitario. Un sistema isolato non può essere motore di formazione diffusa e progresso e rischia di essere invaso da dinamiche meschine motivate da interessi particolari.

In questi anni si è parlato molto di autonomia, valutazione, distribuzione delle risorse. Vorremmo provare a cambiare il paradigma e orizzonte semantico. L’università è chiamata a esercitare la propria libertà, che è condizione necessaria per un’autentica capacità di discernimento critico, di analisi scientifica, di ricerca e promozione della verità. Servono politiche capaci di aprire le università all’esercizio di questa libertà.

Tuttavia la libertà di cui parliamo è inscindibilmente legata all’esercizio della responsabilità. La responsabilità di abitare un mandato: la formazione delle giovani generazioni, che hanno il diritto a essere accompagnate da figure adulte capaci di intelligenza, competenza, coraggio e generosità, e una ricerca qualificata per garantire all’Italia crescita sociale, tecnologica, culturale e scientifica. Responsabilità significa rifarsi nel proprio operare a questo mandato, saperne rendere conto, sottoponendolo a verifica e valutazione.

L’università ha una innata vocazione all’essere ponte. È luogo di incontro tra i saperi consolidati e le nuove frontiere. L’università è allo stesso tempo luogo di incontro e alleanza tra generazioni. Di fatto è comunità. Nella scienza, nella cultura, nell’umanità “si gioca a squadra”. Politiche che guardino come sistema universitario costituito da punti isolati in competizione non credo siano adatte a permettere alla nostra università di essere migliore. Vanno valorizzate le potenzialità delle singole realtà accademiche, liberandone pienamente una responsabilità progettuale. Nello stesso tempo serve creare una rinnovata modalità di connessione nel sistema di ricerca e formazione del nostro paese. Un’università libera e responsabile, aperta e connessa, crediamo sarebbe il migliore antidoto contro dinamiche di corruzione del sistema. Ma soprattutto sarebbe in grado di produrre ricerca e formazione eccellenti, per essere quel ponte che può accompagnare questo paese nel futuro.

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