Il veleno del proporzionale. Il caso tedesco e l’Italia

Opinioni

Solo il doppio turno garantisce governi stabili: di lì si dovrà ripartire prima o poi

Il fallimento delle trattative a Berlino per la formazione di un governo di coalizione reca il segno del peccato originale del sistema proporzionale. In società frammentate e politicamente disorientate come quelle europee occorrono meccanismi correttivi nel senso della coesione: il contrario esatto dello spirito del proporzionale che invece esalta particolarismi ideologici, sociali, territoriali.

Neppure la sapienza politica di Angela Merkel ha saputo fare da antidoto alla tendenza centrifuga innescata dal sistema proporzionale. Soprattutto in presenza di partiti relativamente piccoli si scopre che l’amalgama non riesce e paradossalmente è più facile formare un governo di Grosse Koaliton fra due grandi partiti di massa che un’alleanza con partiti “giovani” e meno di massa.

Probabilmente è uno scenario che vedremo presto anche in Italia. Qui c’è un sistema misto ma ancora prevalentemente proporzionale che non assicura un vincitore certo, tantomeno “la sera stessa del voto” ma esplicitamente rimanda alle trattative post-voto la soluzione della crisi politica. Con tre poli di peso sostanzialmente uguale, l’ingovernabilità appare la candidata numero uno a “vincere” le elezioni.

E’ l’ennesima riprova che solamente un sistema elettorale a doppio turno consente la formazione di governi stabili. Perché l’elettore al primo turno sceglie il partito che lo rappresenta, al secondo sceglie chi vuole che governi. La Francia, per sua fortuna, segue questo schema: e pur essendo anch’esso un Paese attraversato da profonde fratture sociali e con soggetti politici fragili (socialisti, ex gollisti) o antisistema (Le Pen, per certi aspetti Melénchon) è riuscita, grazie alla innovativa offerta di Emmanuel Macron, a salvarsi da una vera e propria catastrofe politica. Che però senza un sistema a doppio turno non avrebbe probabilmente avuto vita lunga.

Ecco dunque che una delle più importanti acquisizioni “uliviste” (merito di Prodi e Veltroni soprattutto ma tutto l’allora Pds-Ds era su questa posizione) si conferma giusta e addirittura preveggente.

E bisogna mordersi le mani pensando che il doppio turno in un modo o nell’altro sia finito nell’infernale ingranaggio del referendum del 4 dicembre. Ma guardando a Berlino e Roma di lì si dovrà ripartire, prima o poi. Altrimenti non se ne esce.

 

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