Il vero lascito di Tina Anselmi alla democrazia italiana

Opinioni

Un anno fa moriva Tina Anselmi, un esempio per tutte le donne

Un anno fa moriva Tina Anselmi. Un esempio per tutte noi. La prima donna ministro in Italia, presidente della commissione d’inchiesta sulla p2, sindacalista, staffetta partigiana. Ho ancora nella mente e nel cuore l’immagine del suo feretro avvolto nella bandiera tricolore il giorno dei suoi funerali. Il silenzio dei presenti sul sagrato della chiesa di Castelfranco, che lei definiva nella sua giovinezza il luogo dove “il tempo veniva scandito dai lavori dei campi, la povertà accompagnava l’esistenza, così come il decoro e la dignità; la fede, la speranza, la carità erano virtù rispettate e da rispettare”, è stato l’ultimo omaggio ad una madre della patria.   

Un silenzio autentico, di profondo rispetto, di gratitudine, di gioia, di devozione. Un silenzio che ricordava la prima strofa di una poesia di Alda Merini, anche lei ci ha lasciato 9 anni fa in questi giorni, “ho bisogno di silenzio come te che leggi col pensiero non ad alta voce il suono della mia stessa voce”. E a leggere con il pensiero la sua stessa voce Tina purtroppo ci aveva abituato già da qualche anno a causa della sua malattia.

Mi mancavano da un po’ di tempo le conversazioni al telefono sull’attualità politica e gli incontri in occasione di eventi o iniziative durante i quali ritagliavamo sempre uno spazio per un dialogo privato denso di suoi racconti del passato e di indicazioni di futuro e di prospettive. Ed è stato proprio durante la presentazione del libro “Storia di una passione politica”, nel giorno del suo compleanno di qualche anno fa, che Tina mi ha scritto su un foglio di carta quello che secondo lei doveva essere la politica delle donne. Una sola battaglia ci doveva caratterizzare, mi diceva, intorno alla quale far confluire le altre. Come conciliare il lavoro con la maternità.

Le donne in Italia si sono impegnate su questo terreno, ma forse non ancora abbastanza, se molte sono disoccupate, lasciano il lavoro alla nascita del primo figlio, difficilmente lo riprendono e percepiscono salari più bassi e pensioni più povere. Tanto abbiamo realizzato anche in questa legislatura, dal divieto di dimissioni in bianco al bonus babysitter, al decreto conciliazione lavoro-famiglia del Jobsact. Ma la strada da percorrere è ancora lunga, anche perché l’Anselmi diceva sempre che nessuna vittoria è irreversibile, dopo aver vinto possiamo anche perdere e guai al disimpegno delle donne.   

E’ proprio l’impegno delle donne il vero lascito di Tina Anselmi alla democrazia italiana, un lascito da cui continuare la nostra battaglia per non “maltrattare” la politica, come lei ammoniva.  Noi oggi viviamo in un tempo difficile, di bugie, di false verità, ma lottiamo per riprendere il bello della politica che può incidere sulla vita degli altri, modificarla, migliorarla e costruire qualcosa che possa durare nel tempo. Su questa scia Tina mi ha messo nero su bianco “per un’amicizia che non avrà confini”. Parole che colmano il silenzio e trasferiscono una grande responsabilità.

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