Voucher, vuoto da riempire

Opinioni

Il commento di Cesare Damiano

«Voucher sinonimo di precarietà». Questa valutazione, del tutto appropriata, spinse me e numerosi colleghi della Commissione Lavoro, già nel 2016, prima ancor prima che partisse l’iniziativa referendaria della Cgil, a presentare il disegno di legge n. 3601, con il quale volevamo ricondurre il lavoro accessorio alle prestazioni meramente occasionali e non ripetitive: piccoli lavori domestici, partecipazioni a eventi, lezioni private, vendemmia e altre raccolte in agricoltura; in quest’ultimo caso soltanto per pensionati e studenti.

La nostra parola d’ordine era «Torniamo alla Biagi». Quando il Governo nello scorso autunno intervenne per introdurre l’obbligo della tracciabilità nell’uso dei voucher, dicemmo che tale misura era utile, ma non avrebbe impedito il loro impiego in sostituzione del lavoro dipendente nel commercio, nei pubblici esercizi, nell’industria.

Per tale ragione, in Commissione Lavoro proseguimmo la ricerca di una soluzione che salvasse la natura occasionale dei voucher e ne impedisse l’uso scorretto. Con il contributo degli altri gruppi di maggioranza e di opposizione, siamo arrivati alla conclusione che si poteva conservare la possibilità di usare i voucher per le famiglie e per le raccolte agricole (studenti e pensionati) e lo si doveva negare alle imprese, che possono usare altri contratti per retribuire prestazioni non continuative, come il lavoro a chiamata o l’interinale.

Tale soluzione pare a me, a noi della Commissione Lavoro, alla gran parte delle organizzazioni sindacali e sociali, la soluzione più adeguata per evitare il referendum o per essere vincente nella campagna referendaria. Il governo ha invece preferito una soluzione più drastica, cancellando tout courtil lavoro accessorio, evitando il referendum, ma lasciando scoperta l’area delle prestazioni occasionali per le famiglie, che rischia di scivolare verso il nero.

Il governo ha comunicato che intende presentare una nuova proposta per regolamentare i voucher per le famiglie, prevedendo anche eventuali agevolazioni fiscali per chi fa ricorso a tali prestazioni. Come è noto, negli ultimi anni l’area dei “white jobs” è cresciuta, anche in relazione all’invecchiamento della popolazione. In Europa, c’è l’intere ssante esperienza francese dei “cesu”, buoni lavoro per le famiglie; c’è quella dei mini jobs alla tedesca, dai quali tuttavia recentemente il candidato socialdemocratico alla cancelleria, Martin Schulz, ha preso le distanze considerandoli una vera forma di pre cariato. Sarebbe utile che il governo presentasse rapidamente la sua proposta, anche in considerazione del rischio di aumento del lavoro nero e della scadenza non lontana della legislatura. In Parlamento non mancheremo di far conoscere le nostre idee.

Quanto all’altro argomento del decreto legge, gli appalti, ritengo giusto ripristinare integralmente la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, per garantire una miglior tutela in favore dei lavoratori impiegati. E’ ciò che abbiamo indicato con la proposta legge n. 4211 presentata alla Camera. Nella giornata di oggi, il decreto su voucher e appalti verrà incardinato in Commissione Lavoro della Camera.

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