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Lunedì 4 settembre

I GEMELLI DEL NULLA

 

La minaccia è arrivata dalla Festa del Fatto – e dove sennò?: “Potrei candidarmi”, ha detto Di Battista di fronte ad una platea estasiata. In una giornata dominata dalle esternazioni di Sabrina Ferilli, improvvisata Simone Weil dei poveri, il discorso del Dibba ha inevitabilmente fatto da controcanto a quello dell’amico-nemico Di Maio, che invece parlava davanti ai capitalisti di Cernobbio tentando goffamente una captatio benevolentiae (adesso l’euro gli piace).

Dibba descamisado in jeans, Giggino in doppiopetto, la piazza e il Palazzo, le masse e il potere: ma trattasi di una finta contrapposizione visto i due sono accomunati dal nulla assoluto. E anche da – come definirla – una sottile, immanente paura: quella di non farcela. Sarà per questo che Dibba ha fatto balenare l’ipotesi di lasciar perdere la norma dei due mandati parlamentari in base alla quale questi fra cinque anni dovrebbero lasciare prebende, potere, visibilità e soldini? E anche Di Maio va capito: giunto all’ultima curva, lui che si vede già assiso sulla poltrona di palazzo Chigi, suda freddo davanti agli applausi per Alessandro o per i possibili consensi al più di sinistra di tutti, che peraltro si chiama pure Fico. Senza contare che ‘sta roba della candidatura a premier si decide colà dove si puote: a Milano e a Genova. Altro che democrazia della rete. Giggino nella rete può finirci dentro, come un tonno qualunque.

 

 

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