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Scintilla 7 settembre

La disfatta di Zaia

Luca Zaia è un democristianone 2.0, non è Salvini né tantomeno il Bossi delle origini. Fa un passo avanti e due indietro, se necessario. Alza la mano per chiedere la parola, non per dare un cazzotto. Non mette mai la quarta, caso mai la retromarcia. Infatti sulla vaccinazione obbligatoria è tornato indietro e dunque, niente moratoria di due anni del decreto. E’ una figuraccia, ma lui la maschera col buon senso di chi ammette lo sbaglio. Fosse stato comunista, avrebbe fatto l’autocritica.  Certo, rimane l’idea del ricorso alla Corte costituzionale, ma è un’altra roba: il governo gli ha fatto buh e tanto è bastato. A onor del vero, Zaia si era limitato ad un blando “fatemi capire, se sbaglio rivedrò la mia posizione”: non è che avesse minacciato l’insurrezione veneta. Perché lui è fatto così. Non è come quel Salvini che ha fatto ancora una volta la figura del pirla, rimanendo solo – Maroni lo aveva già scaricato – a piagnucolare sul “decreto sovietico” (fosse colto avrebbe detto la parola russa ukase ma lasciamo perdere) che, giustamente, impone l’obbligo di vaccinazione ai nostri bambini. No, Luza Zaia pirla non è, anche se qualche volta ci va vicino.

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